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Generazione Baronio


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News 2011

11/04/2011
Ruanda: 11 aprile: XVII anniversario, per non dimenticare.

Come accadde che il Paese delle mille colline si trasformò nel Paese del milione di croci è una questione semplice e complessa al tempo stesso. Il massacro fu la conseguenza di una politica inaugurata dal Belgio, la potenza europea che colonizzò il Ruanda, che per governare la colonia si appoggiò al gruppo sociale minoritario, i Tutsi, a discapito della maggioranza Hutu. Con il tempo e l'influenza belga, questa distinzione da sociale divenne etnica. Con la fine del colonialismo cambiarono molte cose. Il post-indipendenza era stato caratterizzato dalla rivoluzione Hutu e molti Tutsi erano stati costretti a lasciare il Ruanda. Nel 1990, però, ai confini premeva una formazione armata composta prevalentemente da esuli Tutsi, il Fronte patriottico ruandese dell'attuale presidente Paul Kagame, che con il sostegno dell'Uganda invase il nord del Paese per rovesciare il governo. Questa minaccia fu linfa provvidenziale per la propaganda di quest'ultimo, che seminò un odio viscerale nei confronti della popolazione Tutsi, mentre nel frattempo venivano armate milizie spietate come l'Interhamwe e gruppi fanatici come il Reseau Zero (zero Tutsi nel Paese, ndr) facevano proseliti. La situazione precipitò costantemente in tutti i primi anni Novanta, nel corso dei quali si diffuse l'ideologia dell'Hutu Power. Quando il 6 aprile 1994 il presidente Juvénal Habyarimana rimase vittima di un attentato, la violenza esplose. In tre mesi furono uccisi tra gli 800 mila e il milione di ruandesi, Tutsi e Hutu moderati o dissidenti, con la benedizione dei media che avevano preparato il terreno ai massacri - Radio Mille Colline e il quotidiano Kangura - e nell'indifferenza occidentale. Il genocidio era stato pianificato con cura. Oggi, lunedì 11 aprile, mentre a Kigali si svolge la commemorazione solenne, Peacereporter pubblica la testimonianza di una ragazza che riuscì a scampare alla furia genocida. Il genocidio ruandese resta una delle pagine più dolorose e imbarazzanti della nostra storia recente. Non vanno però dimenticate nemmeno vicende connesse ma di violenza a parti invertite, come il massacro di migliaia di Hutu (molti dei quali semplici civili) inseguiti fino in Congo e barbaramente uccisi, e la controversa legge anti-genocidio, che punisce il negazionismo ma che è stata (ed è) spesso usata per silenziare opposizione e critici del regime di Kagame.
Peacereporter

10/06/2011
Ruanda: In controtendenza, si' al nucleare.


Ruanda in controtendenza sul tema del nucleare. Alla vigilia dei referendum italiani, nonostante la retromarcia della Germania e ai tanti dubbi dell'opinione pubblica mondiale scossa dal disastro di Fukushima, il piccolo Paese dell'Africa centrale abbraccia con convinzione 'l'atomo miracoloso'. Il parlamento di Kigali ha adottato (tra l'altro all'unanimità') una legge che spiana la strada all'utilizzo dell'energia nucleare. L'obiettivo, spiega il ministero competente, "e' di garantire lo sviluppo sociale ed economico della nazione, minacciato dalla cronica penuria di elettricità". L'approvvigionamento da altre fonti, prosegue il ministro, sarebbe piuttosto difficile, complici la scarsità di materie prime e la difficolta' di sfruttare l'energia idroelettrica. Adesso l'ultima parola spetta al presidente Paul Kagame che ha tre mesi per promulgare la legge. Nel frattempo il Ruanda potrà gà incassare l'assegno di 70 milioni di dollari promessi dall'AIEA in caso del via libera del Parlamento al nucleare.
Agiafro

04/08/2011
Ruanda: La nuova "hollywood" africana.


Oltre al genocidio, il Rwanda è noto per essere uno dei paesi più collinosi del continente africano. Dalla parola "hill", i rwandesi si sono inventati nel 1994 un festival cinematografico fuori dal comune: Hillywood. Ogni anno verso la fine del mese di luglio, gli organizzatori del festival vanno in giro per le campagne rwandesi per proiettare film. Armati di un proiettore portatile, di uno schermo gonfiabile e di un generatore, i tecnici raggiungono i villaggi più isolati e zone rurali prive di elettricità proponendo lungometraggi o documentari video in maggioranza rwandesi e africani. Con il passare degli anni, il successo è andato in crescendo, fino a raggiungere 10mila spettatori a serata. Secondo un reportage del Los Angeles Times, l'edizione 2011 sarebbe stata di ottima fattura, con film provenienti dal Sudafrica, Costa d'Avorio, Burundi, Mali, Europa (Polonia), Stati Uniti e Argentina. Tra i film più plebiscitati c'è stato Kinyarwanda, già premiato al Sundance Festival di Robert Redford, che incrocia sei storie durante il genocidio del 1994. "Il Rwanda ha in custodia una marea di racconti da trasporre sul grande schermo, anche per un pubblico molto povero che merita di essere ascoltato e di raccontare la sua storia con le proprie parole" spiega Ismaël Ntihabose, il produttore di Kinyarwanda. Il festival è anche un'occasione per dare un'altra immagina del Rwanda, più pacificato, riconciliato, sicuro, lontano dal bagno di sangue del 1994 e dagli anni in cui il paese si è invischiato nei conflitti armati che hanno devastato il vicino Congo.
Joshua Massarenti.
Vita

14/09/2011
Ruanda: Kagame a Parigi, “fate business nel cuore dell’Africa”.

“Il Rwanda è pronto per gli affari, ci saranno opportunità in tutti i settori, dall’agricoltura alle attività minerarie, dalle telecomunicazioni alle infrastrutture… Il settore privato ruandese è la pietra angolare della nostra economia. Un’economia aperta a tutti, senza restrizioni”: un invito chiaro, quello rivolto dal presidente Kagame ai rappresentanti delle imprese francesi nell’incontro conclusivo della sua visita a Parigi. Ne dà notizia con enfasi il quotidiano governativo ruandese ‘New Times’. All’ultimo incontro con i dirigenti aziendali Kagame era accompagnato da Faustin Mbundu, presidente della Federazione del settore privato ruandese, il quale ha evidenziato la posizione strategica del Rwanda, membro sia della Comunità dei paesi dell’Africa orientale che della Comunità economica dei paesi dei Grandi Laghi. “Pensate alle opportunità di espansione nella regione” ha sottolineato Mbundu. A testimoniare della grande apertura agli investimenti stranieri è l’annuncio, sempre riferito oggi dal ‘New Times’, di un accordo tra Kigali e il gruppo industriale egiziano Orascom, al quale è stata affidata la costruzione dell’impianto di produzione di elettricità a partire dal gas metano del Lago Kivu. La visita in Francia di Kagame, di passaggio anche all’Eliseo, ha sancito la riconciliazione tra i due governi dopo anni di difficili relazioni diplomatiche segnate da reciproche accuse di coinvolgimento nel genocidio ruandese del 1994. Gli incontri con il presidente Nicolas Sarkozy e con i padroni dell’imprenditoria sono stati criticati dai difensori dei diritti umani e delle libertà, che hanno sottolineato i metodi autoritari di Kagame nel suo paese e ricordato che le sue truppe sono state responsabili di crimini e abusi, sia in Rwanda che nella vicina Repubblica democratica del Congo. Alcune associazioni hanno evidenziato che nel nome degli interessi economici, la Francia chiude un occhio su molti capitoli oscuri del passato segnati da violazioni e crimini.
Misna

25/11/2011
Ruanda: Cultura dell’oppressione, stavolta la denuncia Washington
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“Il Rwanda deve porre fine all’oppressione degli oppositori politici, per garantire il proprio sviluppo”: a denunciare il giro di vite contro gli avversari politici di Paul Kagame è stata Susan Rice, ambasciatrice degli Stati Uniti presso l’Onu, che si è recata in viaggio ufficiale nel “paese delle mille colline”. La denuncia appare inedita agli osservatori della politica ruandese dal momento che Kagame ha sempre goduto di un forte sostegno delle diplomazie occidentali, Washington in testa. “La società civile, i giornalisti e gli oppositori hanno paura di organizzare manifestazioni pacifiche, di esprimersi. Alcuni sono stati vittime di forte pressioni, altri sono stati intimiditi, altri sono semplicemente scomparsi” ha detto Rice, denunciando la “cultura oppressiva” del regime di Kagame. “La democratizzazione sarà la prossima grande sfida di questo grande paese e di questo popolo straordinario” ha aggiunto la diplomatica. Nei giorni scorsi, esponenti di un movimento politico di opposizione, la Fdu-Inkingi, la cui dirigente è sotto processo da settembre, avevano espresso le loro preoccupazioni ad alcuni diplomatici europei. Nel Rwanda sotto il comando di Paul Kagame dal dopo genocidio del 1994, diversi oppositori politici, militari e giornalisti sono stati incarcerati, costretti all’esilio o sono stati uccisi.
Misna

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